Soft skill più richieste dalle aziende: come valutarle in selezione

Le soft skill, o competenze trasversali, sono le capacità che descrivono come una persona lavora: come affronta un problema, come collabora, come reagisce a un cambiamento. In selezione sono le più difficili da verificare, perché non compaiono in un titolo di studio o in un attestato. In questo articolo vediamo quali sono le più richieste dalle aziende e come valutarle con un metodo chiaro e condiviso.

Quali sono le soft skill più richieste dalle aziende

Il riferimento più usato è il Future of Jobs Report del World Economic Forum, basato su un’indagine tra imprese di tutto il mondo. Nell’edizione 2025 la competenza ritenuta più importante è il pensiero analitico.

7 su 10imprese considerano essenziale il pensiero analitico

oltre 1.000imprese hanno partecipato all’indagine

Fonte: World Economic Forum, Future of Jobs Report 2025.

Dopo il pensiero analitico seguono resilienza, flessibilità e agilità, poi leadership e influenza sociale, pensiero creativo, motivazione e consapevolezza di sé. Queste classifiche sono un buon punto di partenza, perché indicano le competenze su cui un errore di valutazione pesa di più.

ℹ️  Una precisazione. Il pensiero analitico è una capacità cognitiva più che relazionale. Per questo si verifica con una prova o un caso da risolvere, oltre che con le domande del colloquio.

Dal nome della competenza ai comportamenti da osservare

Il lavoro della selezione inizia dopo la classifica: occorre stabilire che cosa significa ciascuna competenza nel ruolo da coprire. La flessibilità di chi coordina un reparto produttivo, per esempio, si vede in modo diverso dalla flessibilità di chi gestisce clienti all’estero.

Per questo, prima dei colloqui, si scelgono le tre o quattro competenze che contano di più e per ciascuna si definiscono i comportamenti da osservare. La tabella mostra un esempio ipotetico, per una figura che coordina una linea di produzione.

CompetenzaChe cosa significa nel ruoloChe cosa osservare
FlessibilitàRiorganizzare il lavoro quando cambia il programmaTurni e priorità riorganizzati dopo un cambio, con la consegna rispettata
CollaborazioneLavorare con funzioni su cui non si ha autorità direttaSoluzioni concordate con qualità o logistica
Soluzione dei problemiTrovare la causa di un problema, non solo l’effettoUn guasto ricorrente analizzato e una modifica al processo proposta
Esempio ipotetico, da adattare a ogni ruolo.

Questi comportamenti si scrivono in una scheda di valutazione, con una scala semplice, per esempio da 1 a 4. Tutte le persone coinvolte nella selezione usano la stessa scheda, così i giudizi diventano confrontabili e la scelta finale si può motivare alla direzione.

Gli strumenti per valutarle: colloquio, prove e assessment

Con i comportamenti definiti, si scelgono gli strumenti per osservarli. I più usati sono tre, e spesso si combinano.

Il colloquio comportamentale

Il colloquio comportamentale chiede alla persona di raccontare episodi reali della propria esperienza. Le domande seguono una traccia semplice: che cosa è successo, che cosa ha fatto la persona, quali alternative ha considerato, come si è concluso.

Le domande su situazioni ipotetiche, come «che cosa farebbe se…», sono utili per capire come una persona ragiona. Gli episodi reali, invece, mostrano come ha agito. Un racconto preciso, con dettagli e responsabilità chiare, è già un’informazione utile per la valutazione.

Approfondimento Ascolto attivo in azienda Come ascoltare per capire: una competenza utile anche a chi conduce un colloquio.

Prove e casi

Le prove e i casi permettono di vedere la persona al lavoro su un problema concreto. Sono lo strumento più adatto per il pensiero analitico e per la gestione delle priorità. Un caso tipico è una situazione aziendale con dati incompleti: la persona spiega come la affronterebbe e quali informazioni chiederebbe.

L’assessment

L’assessment è una valutazione strutturata che combina più prove, come esercitazioni di gruppo, simulazioni e colloqui, osservate da più persone. Si usa soprattutto per i ruoli di coordinamento e di direzione, dove una scelta sbagliata ha costi elevati per l’organizzazione.

Tre errori di valutazione da prevenire

Anche con un buon metodo, alcuni errori ricorrono spesso. Conoscerli aiuta a prevenirli.

⚠️  Gli errori più frequenti

Effetto alone: una qualità evidente, come la sicurezza nell’esposizione, viene estesa a tutte le altre competenze.

Conferma della prima impressione: il resto del colloquio serve a cercare conferme di un giudizio formato nei primi minuti.

Criterio deciso dopo la scelta: si sceglie una persona e poi si costruisce la motivazione, e il processo diventa difficile da spiegare.

La prevenzione è la stessa per tutti e tre. Ogni persona che valuta compila la scheda subito dopo il colloquio, prima del confronto con le altre persone coinvolte. Il confronto avviene poi sui comportamenti osservati, competenza per competenza.

Una competenza da valutare sempre: la capacità di imparare

39%delle competenze di base del personale destinato a cambiare entro il 2030, secondo le imprese

Fonte: World Economic Forum, Future of Jobs Report 2025.

Le competenze richieste cambiano nel tempo, e questo rende importante la capacità di imparare. Per valutarla, una domanda utile è chiedere un episodio in cui la persona ha dovuto acquisire rapidamente una competenza nuova per il proprio lavoro: come ha fatto, quanto tempo ha richiesto, con quale risultato.

La risposta aiuta anche dopo l’assunzione, perché indica quali competenze sviluppare con la formazione nel percorso di inserimento.

In sintesi: il percorso di valutazione in quattro passi

01
Scegliere le competenze

Le tre o quattro che contano di più per il ruolo.

02
Definire i comportamenti

Due o tre comportamenti osservabili per competenza.

03
Scegliere gli strumenti

Colloquio comportamentale, prove e, per i ruoli chiave, assessment.

04
Confrontare i giudizi

Una scheda comune, compilata prima del confronto.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra soft skill e hard skill?

Le hard skill sono le competenze tecniche legate a un mestiere, come l’uso di un software o la conoscenza di una norma. Le soft skill descrivono il modo di lavorare: comunicazione, collaborazione, gestione dei problemi e dei cambiamenti. In selezione si valutano entrambe, con strumenti diversi.

Si possono valutare le soft skill in un solo colloquio?

Per alcuni ruoli sì, se il colloquio è strutturato e i comportamenti da osservare sono definiti prima. Per i ruoli di coordinamento e di direzione conviene affiancare al colloquio una prova, un caso o un assessment, osservati da più persone.

Le soft skill si possono sviluppare dopo l’assunzione?

Sì. Molte competenze trasversali, come la comunicazione o la gestione delle priorità, migliorano con la formazione e con l’esperienza guidata. La valutazione in selezione serve anche a questo: indica da quali competenze partire nel percorso di inserimento.

Chi deve partecipare alla valutazione?

Di solito partecipano chi gestisce la selezione e la persona che coordinerà il ruolo. Per le posizioni di responsabilità è utile coinvolgere anche la direzione. Conta soprattutto che tutte le persone coinvolte usino la stessa scheda e la stessa scala.

Parliamo della tua prossima selezione

Se stai cercando una figura chiave, possiamo aiutarti a definire le competenze da valutare e a costruire il percorso di selezione più adatto al ruolo. Studio Base affianca le aziende nella selezione del personale e nella formazione delle persone dopo l’inserimento.